Come prepararsi al parto


come prepararsi al parto

Il parto è uno degli eventi in assoluto più forte, più ancestrale, più animale, al quale una donna deve far fronte per diventare madre.

Spesso ci si chiede per quale motivo, ancora nel 2020, sia naturale pensare che una donna debba soffrire, soffrire anche tanto, per dare alla luce un bambino.

In una società moderna, dove al minimo accenno di raffreddore si prende un’aspirina, dove al primo starnuto primaverile si prende un antistaminico, ci sono tante persone che ritengono che sia giusto che il parto vada considerato un evento doloroso, normale e accettabile, e che ogni donna debba per forza essere forte e sopportarlo.

Magari anche senza epidurale poi! Tutto naturale!

Allo stesso tempo esiste però anche un’altra faccia della medaglia, fatta di donne un po spaventate dell’evento, che pensano che nel 2020 sia assurdo che una donna debba ancora soffrire in questo modo per mettere al mondo un bambino.

Ci sono tantissime linee di pensiero, ogni persona ha una sua idea e uno schema di valori e di pensiero diverso dalle altre.

Ognuno quindi è libero di pensarla come meglio crede ed è giusto che il pensiero di ognuna di queste due parti debba rimanere lontano da ogni giudizio di valore.


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In questi mesi di avvicinamento al parto ho scoperto che molte donne che credevo moderne e slegate completamente dai vecchi pensieri sul ruolo della donna e del parto, in realtà vedono il parto come un evento così fisiologico e naturale da essere contrarie a qualsiasi tipo di analgesia.

Altre che invece vivono una vita più naturale, lenta e introspettiva hanno invece magari un terrore del parto inspiegabile e ricorrerebbero volentieri al taglio cesareo pur di non soffrire.

Ogni pensiero è assolutamente rispettabile e non giudicabile.

Inizio questo breve articolo di “pillole di avvicinamento al parto” dicendo che a livello psicologico la paura del parto, del dolore e della sofferenza, spesso è soltanto legato alla paura dell’ignoto, di non sapere ciò che succederà, come sarà il momento, come saremo noi stesse in quel momento.

Il nostro corpo sarà abbastanza pronto per una faticaccia del genere? Perderemo il controllo? Urleremo? Avremo una paura bestiale? Oppure andrà tutto meglio del previsto?

Ma ancora… il mio bambino sarà sano? Avrà un bel corpicino perfetto e farà il suo primo pianto subito dopo il parto? Riuscirà ad attaccarsi al seno… saremo dei bravi genitori??

come prepararsi al parto

Tutte queste domande, tutte queste ansie, cresciute durante i nove mesi di gravidanza, trovano nel momento del parto il canale ideale per sfogarsi, perché è un evento totalmente non gestibile e fuori controllo.

Quindi il nostro cervello cerca di dare un volto alle paure, che essendo in questo caso di natura molto astratta e profonda, trovano immagine nel momento del parto, che conclude i lunghi mesi di gestazione e fa da spartiacque tra la vita di prima e la nuova vita da genitori.

Quindi… la paura è NORMALE.

Ma siamo sicuri che informarsi a fondo su ciò che ci aspetta durante il parto sia un primo passo verso la gestione della paura.

La conoscenza ha sicuramente un influsso positivo sulla gestione del parto, molto più che rimanere completamente all’oscuro dell’evento che ci si prospetta davanti.

Vediamo ora di comprendere meglio questo evento, analizzando singolarmente le diverse fasi del parto.


Le fasi del parto

Tradizionalmente le fasi del parto sono suddivise in 4 macro-aree, ma studiando questo argomento, mi sono personalmente convinta che in realtà le fasi siano di più.

Ho quindi deciso di proporvi quelle che a mio avviso sono le principali fasi che si dovranno affrontare in prossimità del parto, partendo dalle prime, sino ad arrivare alla nascita del bambino.


#1 I giorni precedenti

Ci tenevo molto ad inserire prima delle altre fasi più conosciute, questo sintetico punto sui giorni precedenti al travaglio.

Infatti, se per alcune donne il travaglio inizia di colpo, da un giorno all’altro, senza alcun preavviso, per altre donne invece ci sono una serie di piccoli cambiamenti, che possono iniziare già due settimane prima dell’inizio del travaglio.

E’ bello saperlo, in modo da fare attenzione a queste piccole modifiche del corpo e dei ritmi, così da prepararsi mentalmente con tutta calma alla fine della gravidanza.

Uno dei cambiamenti maggiormente riferito dalle donne nelle ultime due settimane o dieci giorni di gravidanza è il fatto che la funzionalità intestinale e la digestione generale risulta gradualmente migliore.

Spesso durante la gravidanza a causa del progesterone prodotto dal corpo, la donna soffre di stitichezza e difficoltà digestive anche per tutti i nove mesi, e capita che debba ricorrere a prodotti per evacuare o digerire, anche si sta attenti all’alimentazione.

Bene, negli ultimi giorni prima del travaglio si ha un abbassamento della produzione del progesterone, che provoca una riattivazione generale delle funzionalità del corpo della gestante! Che liberazione!

L’intestino è la parte che maggiormente viene colpita da questo cambiamento e finalmente si ritrova la regolarità tanto sognata.

Si digerisce meglio, anche se si mangia un po’ di più. La pressione sanguigna, se alta, potrebbe abbassarsi un pochino e l’acidità di stomaco potrebbe scomparire o comunque essere più gestibile.

I genitali invece, potrebbero essere più gonfi e sensibili.

In questi giorni inoltre ci sono picchi ormonali di ossitocina, che rendono la gestante molto attiva, solitamente si ha la sindrome del nido, ossia la futura mamma inizia a preparare con vigore tutte le cose che servono per il parto e a sistemare i corredini e la cameretta del bebè, come spinta da una vera forza ritrovata.

A tratti potrebbe essere nervosa, proprio a causa di questi picchi ormonali.

Dulcis in fundo… per le donne che hanno provato difficoltà respiratorie (per fortuna non tutte, ma so che chi l’ha provata, sa di cosa parlo) a causa dal peso del bimbo che schiaccia sul diaframma, di punto in bianco si rendono conto di respirare bene, a pieni polmoni… poiché il bimbo si abbassa molto…che leggerezza… parrebbe quasi di essere meno incinte ora al nono mese che prima.

Ma in realtà è molto probabile che questo meritato benessere sia l’avvicinamento del travaglio.

Può durare due settimane circa oppure anche meno di una settimana…insomma, ricontrollate la valigia per l’ospedale e tenetevi pronte!


#2 La rottura delle acque

Una caratteristica parte dell’inizio del travaglio può essere la rottura delle acque, ovvero la rottura delle membrane del sacco amniotico con la conseguente perdita del liquido amniotico.

Descrivo questo momento prima del travaglio, ma in molte donne le acque non si rompono all’inizio del travaglio, ma molto successivamente, e in alcuni casi nemmeno a parto iniziato, e vengono quindi rotte dai medici all’ospedale (pratica assolutamente indolore)

La perdita del liquido può essere totale, quindi con una grande quantità di acqua a terra per intenderci, oppure, se la testa del bambino si è già incanalata e blocca il passaggio, la perdita di acqua può essere graduale, a gocce.

La cosa più importante da tenere a mente sempre è che le acque perse devono essere chiare, inodori e trasparenti.

In questo caso, si può rimanere a casa in attesa delle contrazioni e passare in tranquillità la fase prodromica che poi vi spiego meglio.

Se le acque dovessero essere gialle o verde, probabilmente il bambino ha fatto la cacca nel liquido amniotico per stress o perché troppo maturo (dopo e 40 settimane capita) o per un qualsiasi malessere.

In questo caso è meglio recarsi al pronto soccorso. Se le acque sono scure bisogna proprio non indugiare e recarsi subito all’ospedale.

Se le acque sono rosate invece, potrebbe essere solo una piccola perdita di sangue dai capillari, non preoccupiamoci troppo.

Altra cosa è una perdita cospicua di sangue nell’acqua, questo non va bene, e ci si deve recare subito all’ospedale.


#3 La fase prodromica

Questa fase, che è la fase di preparazione al travaglio, può durare  da un paio d’ore soltanto, a due o tre giorni.

Potrebbe iniziare con la perdita del tappo mucoso, sebbene non tutte le donne hanno questa perdita, o non se ne accorgono.

Il tappo mucoso è uno strato di muco che chiude l’utero per proteggere il feto durante tutti i mesi della gravidanza.

Solitamente la fase prodromica cioè pre-travaglio inizia con la sua perdita. La donna potrebbe accorgersi di averlo perso se esce intero, perché si presenta come una grande perdita di muco marroncino, a volte striato di sangue, ed è impossibile non vederlo se scende sugli slip o facendo pipì, mentre se scende gradualmente potrebbe essere di poca quantità alla volta, quindi magari non ci si accorge. Oppure semplicemente non accade.

Comunque sia, durante questo momento, la donna inizia a sentire delle leggere contrazioni, che devono essere irregolari e non dolorose, la pancia si indurisce per un po’ di secondi e poi torna normale.

Si possono sentire sempre più dei doloretti, ma sopportabili. In questo momento delicato, la coppia deve rendersi conto che il momento sta arrivando, non perdere la testa e correre all’ospedale, anche perché rischiate di stare li molto tempo per essere visitate e poi rimandate a casa.

L’ideale è sempre fare una doccia molto calda, rilassarsi, magari dopo la doccia mangiare qualcosa e cercare di riposare, magari facendosi fare un bel massaggio dal partner.

Le contrazioni possono durare per tutto il giorno e poi cessare di colpo, per ripartire dopo qualche ora. Quindi, pazienza e tranquillità sono necessari in tutta la fase prodromica.

Durante queste ore, l’intestino solitamente si svuota completamente, quindi si farà avanti e indietro dal bagno.

Potrebbe anche accadere qualche episodio di vomito, proprio perché il corpo si libera in preparazione al travaglio imminente. In questa fase l’utero di accorcia e si allarga di 2 o 3 centimentri.

Alcune persone in passato (ma anche oggi) consigliano alle donne una serie di attività per accelerare l’inizio del travaglio, come ad esempio camminare molto, fare le scale, lavare i vetri di casa, fare pulizie profonde, ballare o avere rapporti sessuali.

In realtà non c’è nulla da stimolare o velocizzare. Il bebè nascerà quando deve nascere, e il momento dei prodromi è un ottimo periodo di preparazione al grande evento del parto, che necessita di energia e tranquillità.

La donna deve quindi stare tranquilla, riposare il più possibile per avere la forza di reggere eventuale travaglio lungo e magari notturno, in cui non dormirà e non mangerà. E’ necessario quindi fare degli spuntini, idratarsi e rilassarsi insieme al partner.


#4 La fase dilatante

Quando le contrazioni si fanno via via più regolari ed intense significa che la fase dilatante è in atto ed è iniziato il travaglio.

come prepararsi al parto

Le contrazioni arrivano ad intervalli sempre più ravvicinati, dai 6 ai 4 minuti, quanto più ci si avvicina ai 3 minuti di intervallo, quanto più si è vicine al parto vero e proprio.

Le contrazioni durano dai 40 ai 60 secondi, con intensità crescente.

Mano a mano che il dolore aumenta, la donna inizia a distaccarsi dagli stimoli esterni, senza perdere il controllo, anzi, la sua profonda attenzione ora viene rivolta al suo interno, a ciò che sta accadendo al suo corpo, al suo bebè in arrivo.

Inizierà forse a parlare meno di prima, a rispondere meno alle domande “concrete” e razionali poste dall’esterno. Più probabilmente vorrà parlare delle sue emozioni, di ciò che prova, magari tra una contrazione e l’altra. Le sue attenzioni sono rivolte agli aspetti più profondi ed emotivi.

Ma quanto dura il travaglio?

Non si può definire un tempo nelle varie fasi del parto, è molto soggettivo. Solitamente per il primo figlio durante il travaglio ci si dilata di circa un centimetro all’ora, fino ad arrivare ai 7 – 10 centimetri di dilatazione. Fate un po’ voi i conti…

Nella fase espulsiva invece passano circa due o tre ore. Ricordate però che in ogni caso durante il parto il tempo vola a causa dell’ossitocina, l’ormone che serve alla donna per affrontare questo evento. E che produce anche il compagno in quel momento di forte emozione.

Inoltre, lo ripeterò anche successivamente, più il travaglio è attivo, più il tempo passa in maniera positiva, alzandosi, camminando, cambiando posizione, parlando delle proprie paure con il partner e con l’ostetrica, chiedendo come procede la dilatazione, mangiando qualche snack…insomma, più il parto è medicalizzato, passivo, in posizione supina nel letto, più invece il tempo sembrerà non passare mai.


#5 La fase espulsiva

Quando il collo dell’utero è completamente dilatato, inizia la fase espulsiva, ossia la fase in cui il bambino viene alla luce.

Questa fase dura circa tre orette.

La testa e il corpo del bambino scendono del tutto nel canale uterino, con una grande spinta la testolina esce dal corpo della madre, e con una seconda spinta esce il corpicino del bambino.


#6 Il secondamento

Dopo che il neonato nasce, e viene finalmente accolto tra le braccia di mamma e papà, c’è ancora un piccolo passo da compiere.

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La placenta nei momenti successivi all’espulsione si stacca dalla parete uterina e viene espulsa con leggere contrazioni dal corpo materno.

Se non avviene in tempi brevi, l’ostetrica potrebbe provare con qualche leggera manovra a farla uscire, e solitamente non ci sono problemi a riguardo.

Soltanto in alcuni rari casi purtroppo la placenta non riesce a staccarsi dall’utero materno, e solitamente, dopo aver atteso qualche ora, si ricorre ad un piccolo intervento chirurgico.


#7 Il bonding e il pelle a pelle

L’ultima fase del parto è sicuramente la più bella ed emozionante, sia per la mamma che per il papà.

In questo momento, il bambino è molto attivo e agitato dal parto, per via dell’adrenalina presente nel suo corpo.

In questa fase il bambino viene posto tra le braccia della mamma, dove rimarrà per le successive 2 ore.

E’ il momento ideale per il primo attacco al seno che dovrebbe verificarsi proprio in questo momento, ma se non dovesse accadere, non preoccupatevi, avrete una seconda occasione poco più tardi.

Questa fase si chiama bonding ed è il momento in cui avviene il “pelle a pelle”, ovvero il primo contatto profondo tra la mamma e il bambino.

Si tratta di una fase importante, che è giusto godersi al massimo.


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