Perché il neonato piange sempre?


perché il bambino piange sempre

Chiunque sia mai stato genitore, sa bene che il neonato piange spesso per i più svariati motivi.

Spesso anche noi genitori fatichiamo a capirli e, specie con il primo figlio, riuscire ad interpretarli non è affatto semplice.

Eppure la principale sfida di un genitore è a mio avviso proprio questa: riuscire a conoscere il bambino a tal punto da comprendere il motivo del suo disagio e riuscire a porvi rimedio.

Detta così sembra una cosa semplice, ma in realtà è una vera e propria sfida che mette in difficoltà anche il genitore più attento.

Io ricordo bene le prime settimane col mio piccolo Martin. Cercare di capire quale fosse il suo messaggio con quel pianto disperato è stata un’impresa.

Il motivo è semplice. Occorre imparare a conoscersi e per la conoscenza ci vuole tempo, talvolta tanto.

Nel frattempo si procede a tentoni, cercando di interpretare correttamente i messaggi che il bimbo comunica e ovviamente commettendo tanti errori, che però sono infine la garanzia di riuscire a fare meglio in futuro.

Ma procediamo con calma, cercando prima di tutto di comprendere per quale motivo il bambino piange.


Per quale motivo il bambino piange?

I motivi che possono spingere un bambino a piangere sono diversi e nelle righe che seguono cercheremo di elencarne almeno i principali.

Ciò che occorre subito chiarire è che ogni bambino e ogni neonato è diverso dall’altro e che ci sono neonati che piangono più di altri.

Il pianto è l’unico ed esclusivo modo che il neonato ha di esprimersi e dunque ogni suo possibile malessere sarà espresso in questa maniera.

Col tempo imparerete anche a distinguere i diversi pianti del vostro bambino e a comprendere subito se si tratta di un pianto per fame o per stanchezza per esempio.

Non avendo alcun altro modo per comunicare verso l’esterno, il bimbo sceglie il pianto come modalità di espressione.

Ora cercheremo di elencare nelle righe che seguono le principali motivazioni che spingono un bimbo ad esprimere col pianto il suo malessere.


Fame

E’ ovvio che la prima e fondamentale esigenza di un neonato è quella di mangiare e qualora non vi affrettaste a sfamarlo o non anticipaste il suo bisogno, sarà lui a richiamarvi all’ordine con un sonoro pianto.

Il pianto da fame dovrebbe diventare presto quello più semplice da riconoscere per mamma e papà.

Il mio piccolo Martin tutt’ora emette un suono simile a un “La La La” oppure una sorta di “Nga Nga” per farci capire che è arrivata l’ora del pasto.

Mangiare è d’altronde il bisogno fondamentale del piccolo e soprattutto nelle prime settimane di vita è l’attività più impegnativa che il piccolo si trova ad affrontare durante la sua giornata.

E’ ovviamente anche la parte più piacevole per il neonato, che prova le sue prime sensazioni positive nell’appagare il suo stomaco.

Porvi rimedio è ovviamente abbastanza semplice: porgete il seno o preparate il biberon e il gioco è fatto!


Pannolino bagnato

Una cosa che per mia esperienza si può spesso dimenticare di verificare è che il neonato abbia il pannolino bagnato.

Personalmente mi è capitato varie volte che Martin piangesse anche con forza senza capire il motivo, dimenticando di controllargli il pannolino.

Dopo lunghi minuti d’attesa, poi l’illuminazione e l’enorme sorpresa di trovare un pannolino puzzolente ad aspettarmi.

Anche qui ogni bambino è differente.

Ci sono bambini che durano ore prima di lamentarsi per il pannolino sporco e poi c’è Martin, che dopo due minuti dalla pipì ti sveglia nel cuore della notte per chiederti di cambiarlo.

Quando abbiamo parlato dei migliori pannolini per la notte, abbiamo elencato alcuni modelli di pannolini che garantiscono una durata sino a 12 ore.

Ecco niente di meno vero per il mio piccolo Martin… diciamo che se riusciamo a tenere addosso un pannolino per 3 ore è già un record.

Dunque tenete sempre monitorato il pannolino. Se il vostro piccolo dovesse piangere disperato, il motivo potrebbe essere semplicemente questo.


Stanchezza

Al terzo posto della nostra classifica, troviamo un’ulteriore motivazione che facilmente porta al pianto: la stanchezza.

Lasciatemi ammettere che per comprendere che il pianto di mio figlio corrispondesse a stanchezza sono trascorsi almeno 1 mese e mezzo.

Giuro che non riuscivo proprio a collegare il fatto che il bambino piangesse, col fatto che sarebbe potuto essere stanco.

Un giorno poi una nuova illuminazione. Guardando il bimbo negli occhi, ho notato un profondo rossore e ho subito capito che il problema altro non era che il bambino era profondamente stanco.


Ruttino

Altra motivazione per il pianto può essere che il bambino ha un ruttino da fare.

A me è capitato spesso che Martin, dopo la poppata, non riuscisse a fare il ruttino.

Provando a rimetterlo giù anche dopo una mezzoretta, il bambino inziava ad agitarsi e magari anche a piangere dalla disperazione.

Basta però rimetterlo in posizione verticale, per poter sentire un sonoro ruttino.

Io sono poi solito tenere il bambino in posizione verticale per circa 10 minuti per sincerarmi che non ci sia ancora un po d’aria che deve uscire, prima di riprendere magari a dormire.


Troppo caldo o troppo freddo

Anche la temperatura gioca un ruolo molto importante con i bambini. La prima cosa da precisare è che la temperatura da noi percepita non sempre corrisponde a quella percepita dal bambino.

Il mio Martin nei primi mesi di vita era solito far tremare il labbrino inferiore anche quando all’esterno si potevano misurare 30°C.

L’eccesso di caldo è facilmente riconoscibile poiché il bambino tende ad assumere un aspetto paonazzo e compare il rossore in faccia.

Il segno più evidente che il bambino abbia freddo è invece dato dal labbro, solitamente inferiore, che trema con decisione.

E’ poi sufficiente coprire o scoprire il bambino per tornare ad un ambiente gradevole per il piccolo.


Ambiente e atmosfera in casa

Veniamo ora al primo motivo che interessa personalmente mamma e papà. I neonati sono infatti degli esseri molto sensibili e sono molto influenzati dall’ambiente esterno che li circonda.

Allo stesso tempo, il periodo che la neomamma e il neopapà si trovano ad affrontare non è certo semplice.

E’ facile che in questo momento i neogenitori si trovino ad affrontare una vera e propria crisi che li mette in seria difficoltà, sia sul piano dei rapporti interpersonali che li legano, sia nel loro rapporto col bambino.

Certi momenti di difficoltà sono del tutto normali, ma basta veramente poco perché sfocino in qualcosa di più serio, che può facilmente mettere in crisi sia la coppia che i singoli.

In questi casi occorre cercare di guardare alla situazione con razionalità, cercare di parlare sempre sinceramente col partner e cercare di comprendere le esigenze di uno e dell’altro.

Il papà in modo particolare avrà necessità di esercitare tutta la pazienza a disposizione. La donna infatti attraversa un periodo di forte cambiamento, sia emotivo che ormonale.

Avrà bisogno di tutta la vostra comprensione e del vostro amore per poter superare con successo questo momento.

Armatevi quindi di tutta la disponibilità di fermezza e decisione che avete, per sostenere al meglio il vostro partner e soprattutto per ascoltare con attenzione le sue paure e incertezze.

Io stesso ho avuto le mie difficoltà con mia moglie e spesso le colpe di alcune difficoltà erano proprio mie, poiché spesso intento a pensare ad altre cose della vita che, seppur importanti, andavano certamente rimandate a periodi migliori.

Come già detto però, il bambino assorbe come una spugna tutti gli influssi dall’ambiente che lo circonda.

Se l’ambiente è negativo o teso, allora anche il bambino mostrerà problemi e difficoltà nella sua vita quotidiana, che potrebbe ovviamente esternare attraverso il pianto.

In questi casi dunque cercate di riappropriarvi della vostra lucidità e non abbiate paura di farvi aiutare anche da professionisti, poiché in questa fase della vita non è poi così raro averne bisogno e trovare giovamento dalle loro consulenze.


Dolore

Ovviamente il bambino può anche stare male e avere dolore da qualche parte. Si tratta forse di una delle cose più complicate da riconoscere e il massimo che si può fare è prestare la massima attenzione.

Innanzitutto, il pianto per un vero dolore dovrebbe essere diverso dal solito, molto acuto deciso e dovrebbe risvegliare il nostro “sesto senso da genitori”.

In secondo luogo, potete prestare attenzione se il bambino porta la manina magari verso l’orecchio, fattore che potrebbe indicare che magari il dolore proviene proprio da lì.

Ad ogni modo, in questi casi ci sono due cose da fare:

  1. Chiamare subito il pediatra;
  2. Correre al pronto soccorso se il lamento del bambino è molto forte.

Come reagire al pianto del bambino?

Al pianto del bambino occorre comunque cercare di porre rimedio ed esistono tante tecniche per cercare di far tornare il piccolo alla calma.

Non è certo semplice e non esiste una regola, ma pian pianino svilupperete voi stessi le vostre tecniche.

Io stesso all’inizio ero molto toccato dal pianto di Martin. Le sue grida mi toccavano il cuore, giungendo sino al midollo della mia spina dorsale.

Davanti a lui mi sentivo impotente e disarmato.

Pian pianino però si impara a conoscere il bambino e ad averci a che fare. Imparerete come tenerlo in braccio e quali sono le sue posizioni preferite.

Capirete i motivi che lo portano al pianto e quali diversi rimedi adottare nelle diverse situazioni. Tutto ciò avverrà col tempo, dunque cercate sempre di mantenere la calma e ogni cosa verrà da se.

Non andate nel panico, perché, come già detto, il bambino percepisce tutto e potreste peggiorare la situazione.

Ad ogni modo esistono dei piccoli consigli che voglio lasciarvi qui di seguito. Sono esclusivamente frutto della mia esperienza e forse non sono ripetibili su qualsiasi bambino, ma probabilmente potrebbero esservi utile, anche solo come spunto di riflessione.


Tenere in braccio il bambino

Le prime volte che ho avuto contatto con Martin, faticavo a comprendere al meglio come tenerlo in braccio e le maniere in cui tenerlo sono cambiate col tempo mentre il bambino cresceva.

Il motivo è che appena nato il bambino è veramente piccolissimo, mentre col tempo si allunga velocemente, rendendo possibili più soluzioni.

Il modo in cui io personalmente poi tengo Martin è molto diverso da quello che usa mia moglie o la nonna, poiché ognuno sviluppa una tecnica diversa.

Devo però ammettere che Martin sta molto più in braccio con me che con la mamma o la nonna.

La posizione preferita dal piccolo Martin è sicuramente quella verticale. Posiziono il bambino attaccato al mio petto e con il braccio sinistro reggo il corpicino posizionandolo sotto il suo sederino.

Col braccio destro invece reggo la testolina, che lui ama muovere di qua e di là.

In questa posizione Martin sta a suo agio e smette subito di piangere. Capita delle volte, specie quando è in fase digestiva, che tiri ancora qualche piccolo urletto. In quel caso basta attendere un pochino e solitamente smette e si rilassa.

In questa posizione si addormenta tutte quelle volte in cui è molto stanco.

Se invece la stanchezza c’è ma non è eccessiva, si può provare a posizionare in orizzontale, posizione che agevola molto il sonno.

Lascio che appoggi la testa nella parte opposto del gomito del mio braccio e con l’altra mano sorreggo il resto del corpicino.

In questa posizione raggiunge di solito il massimo del relax e si addormenta nel giro di 15 minuti.

Se invece dovesse iniziare a strillare in questa posizione, allora si torna in posizione verticale, poiché significa che il bambino che ancora troppo immerso nella digestione per stare disteso.

L’ultima posizione che utilizzo è quella a pancia in giù.

Lascio che il bambino appoggi parte della faccia sul mio avanbraccio sinistro e con mano e braccia destra, sorreggo il resto del corpo.

Il bambino sta in questa posizione solo ed esclusivamente se ha mal di pancia, cosa che capitava spesso nelle prime settimane di vita, durante le quali il bambino aveva spesso le coliche.

Se il bambino non vuole stare in questa posizione significa che non ha mal di pancia e che il motivo del suo pianto è un altro.


Cantare una canzoncina o filastrocca

Se c’è una cosa che non bisogna mai sottovalutare con un neonato, è proprio il potere delle canzoncine o delle filastrocche.

Ne esistono a migliaia che potreste utilizzare, ma io che amo complicarmi la vita e non amo i pacchetti preconfezionati, ne ho composta personalmente una al mio piccolo.

Vi svelo che la strofa dice:

Piccolo Martino, ma che bello è
Quando il sole sorge e tu ti svegli insieme a me?
Piccolo Martino, ma che bello è
Quando il sole cala e ti addormenti insieme a me?

E’ una canzone che canto al piccolo sempre con la stessa melodia, da quando aveva pochi giorni di vita. Devo ammettere che col tempo si è perfezionata, sino a raggiungere la versione odierna, che di tanto in tanto continuo a cambiare.

Forse non ci crederete, ma ci sono situazioni nelle quali solo questa canzoncina è in grado di mettere un freno al pianto di Martin.

La canzone ha un potere incredibile sul bambino, che appena l’ascolta si tranquillizza e si rilassa, ritrovando la sua serenità.

La cosa importante in questo caso è che la melodia sia sempre la stessa. Si lo so, io cambio le parole talvolta e non è proprio corretto, ma l’importante è che la melodia sia sempre la medesima, di modo che il piccolo la possa facilmente riconoscere.


Conclusioni

Trovare un’unica ricetta per rimediare al pianto di un neonato non è affatto semplice e tutte le cose che avete letto si riveleranno forse inutili con il vostro bambino.

Il mio nobile intento era però quello di condividere con voi la mia esperienza, poiché so quanto possa essere complicato riuscire ad essere un bravo genitore.

Ci si sente investiti da un’enorme responsabilità, verso la quale ci si sente spesso impotenti.

Ma ricordate che nessuno nasce genitore. Questo è un ruolo che bisogna imparare col tempo e l’unico modo è quello di continuare a sbagliare per diventare sempre migliori.

L’unica cosa veramente importante è mettere tutti noi stessi in questo nuovo ruolo. Dare al piccolo tutto l’amore di cui siamo capaci, è la prima regola verso un enorme successo.


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